Home > Notizie > Media sociali: le politiche di confiden...
Fonte: L'Atelier BNP Paribas
Gli utenti dei social network attribuiscono poca importanza alla protezione dei dati personali, almeno fino a quando non ne vengono resi consapevoli, afferma l’università di Carnegie Mellon. Dare prova di trasparenza e voler rassicurare le persone, certificando loro la confidenzialità delle informazioni, sembrerebbe dimostrarsi persino controproducente. Gli autori hanno condotto una serie di test su studenti, il cui scopo era quello di sapere in quale contesto i giovani condividono dati sensibili. A tal fine, sono stati interrogati sulle pratiche accademiche, focalizzando alcune domande su atti considerati reprensibili (come copiare a un esame, plagiare un autore…). Alcuni sono stati previamente informati sulla natura delle domande che sarebbero state poste loro, mentre agli altri è stato detto che i dati raccolti sarebbero rimasti rigorosamente anonimi.
:: La politica di confidenzialità come fattore educativo
Risultato: meno si parla loro di confidenzialità, più i candidati rispondono liberamente. Questa è una constatazione che non stupisce Xavier Marvaldi, fondatore di Yoowalk. "Le informazioni legali esistono per informare gli internauti, ma è anche vero che generano interrogativi che possono essere fonte di ansia". Lo studio mostra chiaramente che la condivisione di informazioni sui social network è principalmente una questione di ambiente. Le medesime domande daranno risposte decisamente differenti se vengono poste nell’ambito di un questionario con grafica e titolo fantasiosi o se lo sono attraverso un studio avvolto da un’aura di ufficialità. Opinione condivisa da Xavier Marvaldi: "quando si porta l’utente in un contesto e in un ambiente ludico si sente più libero".
:: La condivisione dei dati è strettamente legata all’ambiente
Sarebbe tuttavia errato credere che sia preferibile non mettere in atto una politica di confidenzialità. Ciò che conta, tutto sommato, è sensibilizzare gli internauti sul tipo di informazioni che possono divulgare su siti e piattaforme comunitarie. "Siamo ancora in una fase di scoperta", aggiunge Xavier Marvaldi, prima di confermare: "Sul lungo termine saranno le aziende che hanno sviluppato una vera politica di confidenzialità a fare la differenza". Una delle soluzioni più interessanti, a suo avviso, risiede nella creazione di un label che riunisca i grandi social network e i siti di e-commerce, con lo scopo di tranquillizzare gli utenti sulla protezione dei dati.